Mara Ruzza - Cura esposizioni


IMPRONTE VEGETALI
arte ceramica contemporanea

Cattedrale ex-Macello, Padova
2 giugno 1 luglio
2018

Annalia Amedeo, il gruppo BAUM, Fabio Ciancaglini, Carla Collesei, Carla Francucci, Evandro Gabrieli, Silvia Granata, Giovanni Maffucci, Mirna Manni, Sabine Pagliarulo, Marco Maria Polloniato, Attilio Quintili, Mara Ruzza, Vittore Tasca
quindici artisti provenienti da regioni diverse, riconosciuti maestri della scultura ceramica nazionale ed internazionale, contribuiscono con le loro opere a rappresentare una nuova, originale visione del rapporto della natura con la società. Le opere proposte segnalano il potere di invenzione di una natura spontanea e resiliente, che spinge ad emergere una grande energia di rinnovamento da processi di stratificazione, trasmutazione, metamorfosi delle materie primordiali, aprendo passaggi inusitati per far fluire il respiro vitale, in tensione verso lo spirito, alla ricerca di equilibrio e armonia.
Tutte queste forze, movimenti, ritmi si ritrovano nel giardino, dove si assapora la lentezza, si vive l'esperienza del tempo dilatato. Condizione che viene esperita anche dall'artista nel momento creativo e che costituisce esempio, e critica, alla percezione e alla gestione del tempo monetizzato della contemporaneità.
Nella Cattedrale ex Macello, suggestiva archeologia pre-industriale, l'allestimento prende spunto dalla disposizione dello spazio per far risaltare e convivere due diversi aspetti, opposti punti di vista, della storia del giardino che ha a che fare con il recinto, con i muri di delimitazione.
Dalla navata centrale si aprono lateralmente dei “vitalissimi corridoi biologici”, ovvero le installazioni site specific dei maestri invitati. Ecco che lo spazio dedicato ad ogni artista diventa “hortus conclusus” grazie alle pareti/recinto che dividono gli stand, ma nello stesso tempo quelle pareti alludono ai “muri” di delimitazione che nel contesto urbano evidenziano gli spazi residuali, quelle zone che sfuggono al controllo da parte dell'umana “civiltà” e che diventano giardini involontari, nuova idea di paesaggio.
Molte suggestioni dalle teorie del filosofo e paesaggista Gilles Clément che da oltre un decennio con la sua nuova idea di giardino ha influenzato l'architettura di paesaggio oltre che importanti manifestazioni artistiche contemporanee. Leggendo i suoi scritti ho trovato risonanza con quanto stavo sviluppando, “vedevo” opere, ricerche di artisti, e l'empatia con la nuova etica ha dato conferma ad un senso dello spazio che si trova nell'allestimento.
“Il vuoto architettonico contiene un pieno biologico” sostiene Clément che nei suoi libri esorta a prestare attenzione agli spazi non coltivati, a quegli spazi di libera espressione tra un muro e l'altro, tra un edificio e l'altro, dove si conserva e si esprime la riserva di biodiversità.
E come nel nuovo giardino, rispettando la spontaneità della natura, si modifica il ruolo del giardiniere che segue con più attenzione le istruzioni di spontaneità naturale agendo il meno possibile, interpretando e utilizzando, piuttosto, le energie dei luoghi (G. Clément), così nella curatela della mostra si è dato agio e possibilità ad ogni singolo artista di inter-agire spontaneamente con il proprio spazio per una installazione site specific che mostra il meglio della ricerca artistica e tecnica, volta a rappresentare una personale e originale visione di paesaggio urbano.

Le impronte, che indago dal 2010, sono segno o avvertimento di assenza, registrazione di un momento che è stato fermato nel tempo e nella materia, parte per il tutto, testimoni della molteplicità. Quella molteplicità e frammentazione peculiari della società contemporanea che si riconoscono ribadite dalla ripetizione variabile di singoli moduli nelle interessanti installazioni presenti in mostra.
Comune agli artisti di Impronte Vegetali si evidenzia il concetto di polarità, di compresenza di due aspetti opposti e complementari che l'impronta, del titolo, come simbolo racchiude e specifica.
Da una parte la densità della materia, la spinta energica e prorompente e dall'altra l'assenza, il vuoto, che si esibisce come matrice della parte mancante, unicum complementare che si intuisce capace di rioccupare lo spazio da cui si è separato. Vuoti e pieni diventano puro spazio in dialogo nelle opere esposte e nell'interazione con lo spazio architettonico.

Altre suggestioni derivano dalla cultura orientale: paesaggio in Cina viene detto “montagna(e)-acqua”, opposti che si confrontano e si legano, verticale e orizzontale, immobile e fluido, pieno e vuoto, alto e basso... si oppongono e si associano per trovare equilibrio, armonia. Il paesaggio diventa allora gioco di interazioni senza fine tra fattori contrari, manifestazione di energia pulsante, in un gioco di associazione più che imposizione, di partecipazione oltre l'esibizione.
In impronte vegetali non siamo “davanti al”, ma siamo “tra” il paesaggio, in un'alternanza di contrapposizioni che nell'allestimento all'ex Macello generano movimento, tensione vitale. Si è voluto sviluppare un percorso visivo che potesse far agire queste forze di relazione, far risuonare, nel dialogo tra gli artisti, elementi differenti nell'equilibrio dei poli complementari,valorizzando e sottolineando i diversi aspetti che emergono nelle opere esposte. Il pieno delle installazioni scure, materiche, verticali e concentrate, rimandano ai Giardini verticali, dove la verticalità riafferma la preminenza della vita su ogni architettura connettendo terra e aria.
Polare e corrispondente il vuoto delle installazioni chiare, lievi e orizzontali.
In corrispondenza visiva di opposti, chiuso e aperto, ricerca del gioco di luci e ombre, dialoghi tra materico e concettuale, levità e pesantezza, materiale e spirituale... il bianco e il nero: al giardino della notte, nell'unica stanza nera - grotta, buio delle caverne paleolitiche, delle grotte artificiali, assimilabile oggi a quello dei sotterranei con i muri di cemento scritti dai graffiti - rispondono la luce, il bianco, lievi forme organiche.
Nelle opere in mostra si rintracciano altre corrispondenze polari: la catalogazione di frammenti come memoria che permane ma che sottende la traccia di un'assenza, il tema della gestazione delle forme come concentrazione di forze all'interno della terra/seme/bulbo/fiore e la spinta ad emergere nello spazio esterno come ricerca di equilibrio tra opposti, movimento continuo della natura e della vita.

In questa trama culturale l'esposizione Impronte Vegetali vuole proporre una riflessione sul tema del rapporto tra realtà antropizzata e natura che, sebbene trascurata, soffocata, abbandonata, si ripropone e prorompe vitalmente riappropriandosi di spazi, angoli, ambienti, fessure, a formare un "giardino urbano" anarchico ed esuberante, sorprendente e inarrestabile.

Mara Ruzza
dal Catalogo della mostra, Ed. Universitaria CLEUP Padova